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  • Dott.ssa Martina Russo

Sostanze psicotrope e agiti violenti: fenomeni in interazione

L’abuso di droghe è un fenomeno in costante ascesa e sempre più spesso la cronaca evidenzia quanto la sua assunzione abbia inciso sulle condotte criminose. Diversi sono i casi nazionali e non che ne hanno visto la presenza nella ricostruzione dei fatti criminosi, poiché tali sostanze hanno la capacità di agire sui processi psichici alterando l’attività mentale di chi le assume.

Il criminologo Gianluigi Ponti distingue quattro diversi livelli di correlazione tra droga e criminalità:

- una criminalità diretta ovvero la commissione di reati, in virtù dell’effetto di una droga

- una criminalità da sindrome da carenza in cui in preda all’astinenza, il tossicomane può commettere furti, rapine, aggressioni.

- una criminalità indiretta anche se non finalizzata all’assunzione immediata di sostanza, ma in cui il soggetto organizza la propria vita in un perverso circuito di consumo: procurarsi la sostanza – assumere la sostanza – procurarsi la sostanza.

Una criminalità da ambiente in cui il particolare contesto degradato ne facilita la assunzione, ambienti sociali dove il consumo di sostanze è più intenso, dove dunque è più ampia la confluenza di tossicomani e la criminalità è quasi un aspetto strutturale.


Ma qual è il rapporto tra le varie sostanze psicotrope e la messa in atto di un comportamento aggressivo? Lo chiedo alla Dott.ssa Martina Russo, psicologa clinica, criminologa, che da anni si occupa di tossicodipendenza.


Tutte le sostanze d’abuso coinvolgono un possibile comportamento aggressivo. A volte questo è causato dall’azione stimolante diretta che la droga ha sul Sistema Nervoso Centrale, altre per l’effetto inibitorio sul comportamento. Altre volte a seguito dell’astinenza da sostanza, che procura una forte irritabilità e alterazioni del pensiero.

Nel dettaglio possiamo affermare che le sostanze stimolanti, come cocaina, amfetamine e crack, possono alterare la realtà, alimentando disturbi del pensiero, paranoia o anche allucinazioni, favorendo in tal senso eventuali comportamenti violenti. Il consumo di sostanze inibenti, come l’eroina, gli oppiacei e la cannabis, benché inducono nell’immediato uno stato di rilassatezza e tranquillità, possono portare il soggetto a commettere agiti violenti e all’istaurarsi di un comportamento additivo; anche l’alcol rallenta i freni inibitori e il soggetto agisce senza filtro cognitivo.


Nella ricostruzione delle condotte criminose noto quanto queste siano possibili da identificare se solo la vittima riuscisse a coglierne i campanelli d’allarme. Allora Le chiedo a lei: mi conferma che ci sono alterazioni comportamentali visibili che possono presagire l’esplosione di una condotta di tipo violento?

Si, sicuramente. Un tono di voce elevato, scagliare oggetti, l’agitazione psicomotoria, sono tutti comportamenti che possono far presagire che da lì a poco si possa verificare un agito violento. E’ da sottolineare che può anche non verificarsi tale ipotesi, perché il tutto dipende dalla personalità del soggetto, dall’alterazione della percezione della realtà e dalla capacità di gestire o meno la frustrazione e le emozioni dirompenti. Ciò nonostante, conoscere quali potrebbero essere i campanelli d’allarme è molto importante per il soggetto che entra in relazione con queste tipologie di persone. Altri comportamenti osservabili in aggiunta i precedenti potrebbero essere la dilatazione delle pupille e un’eccessiva sudorazione.


Nell’attività in ambito carcerario mi occupo dell’osservazione della personalità degli abusatori sessuali, i cosiddetti sex offender. Rispetto a questo tipo di reato, quanto incide dai suoi studi l’assunzione precedente di una sostanza psicotropa?

Innanzitutto è importante sottolineare che l’assunzione di una sostanza psicotropa non modifica aspetti strutturali di personalità del soggetto, la sostanza può però inibire o attivare aspetti già presenti nella persona.

Possiamo dunque osservare l’incidenza di una sostanza psicotropa in una personalità complessa, quale quella del sex offender, nella quale è già presente una disregolazione degli impulsi e tratti di psicopatia.

La sostanza contribuisce dunque ad aumentare ed incrementare tali aspetti e disposizioni personali del soggetto, favorendo la possibile “messa in atto” di agiti violenti.



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